Esattamente come Buonanno

Oggi trovo galleggiare sulla mia bacheca un post che afferma

Chi oggi gioisce della morte di quest’uomo, che prima che politico discutibilissimo, era marito e padre di due bambini piccoli, dimostra di non essere mai stato, neanche per un secondo, migliore di lui

Posso dire sinceramente di non essermi rallegrato della morte di Buonanno; se non altro perché solo le persone piccole pensano che il mondo si esaurisca a questa o quella persona. Se le idee dei rivoluzionari possono (ma non sempre) continuare a camminare su altre gambe, le idee di Buonanno continueranno a godere di ottima salute nel milione di stomaci da cui sono partite in primo luogo.

Inoltre, non c’è proprio più spazio: ultimamente tutta la mia felicità viene dal ridere di Adinolfi

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Dai, non c’è confronto.

Ma. Facciamo un esperimento mentale. Facciamo che abbia intimamente gioito. Sarebbe sufficiente a rendermi proprio come lui? O manca qualcosa?

Perché, vedete, coincidenza: c’è qualcosa che mi fa paura. Che è una minaccia alla mia incolumità e alla mia salute.

E sono le auto.

Vogliamo mettere il rischio di essere ucciso da un’immigrato vs. da un’auto? Non sono neppure confrontabili.

Questi mostri di metallo del tutto estranei alla nostra tradizione invadono le nostre città medioevali, del tutto inadeguate ad accoglierle. E come utilizzatore quotidiano di bicicletta, su un percorso trafficato dove non esiste una pista dedicata -avrò diritto di avere paura?

Ecco: se io fossi come Buonanno, mi augurerei più incidenti. Ne farei la mia piattaforma elettorale.

Nella speranza, ovviamente, che le morti spaventino la gente. E la dissuadano dal salire sui macchinoni (-anzichè i barconi).

Basta auomobilisti! Fuori dai nostri pedali!

Oh; non lo direi così, se fossi come Buonanno. Naturalmente, starei difendendo, che so:

-la giustizia: perché lo Stato deve farsi carico di salvare la vita di sconsiderati che si mettono in pericolo da soli, salendo alla guida?

-l’industria patria: perché è chiaro che questa mania buonista della “sicurezza” ci è imposta dall’Europa per favorire la vendita di auto tedesche!

-la nostra architettura tradizionale: guardate il traffico passare sotto antichi monumenti (io penso alle due torri di Bologna) -non vi si stringe il cuore? Talvolta è proprio a rischio la solidità strutturale. Difendiamo le nostre città -non c’è posto!

-la famiglia tradizionale: perché il vero uomo guarda la morte in faccia. Dunque troppa sicurezza è un complotto per omosessualizzarlo.

-le finanze pubbliche: lo sapete quanto si spende ogni anno per crash test? Eh, lo sapete??

Insomma, non è che voglio che muoiano milioni di persone per un motivo arbitrario, tipo perché hanno scelto un mezzo di trasporto che non condivido.

Però l’effetto sarebbe quello. Tassa di lusso sugli airbag. Campagna di terrore sui danni da cinture di sicurezza. Obbligo di usare componenti italiane anche quando di minor qualità. Due anni di test per le aziende che vogliano montare di un ABS.  E così via.

Oh, non giudicatemi. Ho diritto di difendermi. E se quello che mi tirerebbe sotto schiatta alla curva prima, io sono salvo. O lui o io. O due o quattro ruote -vi sembra che possa esserci integrazione? Il mondo è così, razza di buonisti!

E i bambini. I bambini potrebbero tornare a giocare per strada! Non hanno diritto ad un padre, una madre, ed una partita a pallone sotto casa? A meno che i genitori non siano automobilisti. O stranieri. In quel caso dovevano pensarci prima di nascere.

Questo direi, se fossi Buonanno. Ma purtroppo o per fortuna, non lo sono. E continuerò a promuovere la sicurezza stradale anche per gli automobilsti; nella speranza che si trovino modi migliori della paura della morte per risolvere i problemi.

Ok, c’è una differenza: molti più miei amici e parenti usano le quattro ruote, di quanti siano arabi o rom. Un movimento di pancia contro gli automobilisti avrebbe circa zero chances di radicarsi.

Ma in fondo, anche questo cambierà. Proprio grazie anche alla Lega, che con Berlusconi fu complice dell’affondamento del bilancio nei primi anni dell’Euro, un’intera generazione sta crescendo all’estero. C’è chi ha fatto l’università in Cina, chi trova lavoro in Polonia. La Romania ci è già davanti come sviluppo digitale. Il Marocco ci dà la polvere in tecnologia solare.

Se un giorno la diaspora di oggi avrà occasione di tornare, saremo veramente figli del mondo.

E allora forse ci sarà qualcosa da festeggiare!

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Informazioni su francescodondi

Qui il mio curriculum online. "nerd score"
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